| napoleonewilson ( @ 2006-01-25 14:58:00 |
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE
"It's hard to see how humanity can survive more than 10^50 years, give or take a factor of 2 in the exponent. Even that might require drastic concentration of intelligence in an artificial system that would carry on what our descendants might regard as the essence of human-descended life.
If we want humans like the present ones, living on planets like the present ones, illuminated by suns like the present ones, then 10^25 is perhaps the limit."
Questo è l'inizio di uno dei saggi del professor John McCarty, l'uomo che per primo introdusse la dizione Intelligenza Artificiale nel vocabolario della comunità scientifica.
Macchine pensanti e Intelligenza Artificiale. Un po' di riferimenti storici innanzitutto.
E' cosa buona e giusta attribuire a David Hilbert la facoltà di far scoccare la scintilla.
1900, inizia il ventesimo secolo e a Parigi i matematici fanno uno storico punto della situazione: in pratica si domandano "mo che cazzo dovemo fa?".
Il più autorevole tra loro traccia il solco da seguire dettando 23 problemi su cui fare luce: quell'uomo era il nostro David Hilbert. Non vi tedierò con una storia già nota, mi basta evidenziare che il secondo di questi 23 problemi, ossia la revisione completa dell'aritmetica, pose le basi e gli stimoli per la nascita di tutta la disciplina dell'IA.
Mi spiego subito anche se la necessità di rendere il tutto leggibile mi costringerà a compiere salti logici poco ortodossi.
A volte nella matematica accade che la mancata risoluzione di un problema apra porte e orizzonti che qualora il problema fosse stato risolto non si sarebbero aperte, e questo è proprio il nostro caso.
Il signor Godel, sempre sia lodato, inflisse una crepa profonda nelle speranze di Hilbert.
Nel 1932 con il suo famoso Teorema d'Incompletezza mise la parola fine alle speranze di revisione dell'aritmetica di Hilbert.
La fossa invece gliela scavò quattro anni dopo un altro giovane matematico, l'inglese Alan Turing. Nel 43 Hilbert muore bestemmiando e declamando il suo celebre motto "Dobbiamo sapere, Sapremo".
Ok, il passo da Alan Turing ai computer è breve. Alan fa amicizia con Von Neumann e insieme fanno il culo ai crucchi e poi creano il computer. Il computer nel 96 fa il culo a Kasparov.
Fine della storia.
Ora iniziano le domande.
Al giorno d'oggi innegabili sono stati i progressi compiuti dai tempi di Turing e VN ma altrettanto innegabile è la constatazione di una fase di stallo.
Abbiamo matematici e ingegneri da una parte e biologi e psicologi da un'altra: i primi stanno cercando di adeguare le macchine alla struttura neuronale del cervello (e un team di sviluppo francese sembra stia ottenendo ottimi risultati*) e i secondi invece cercano di capire il funzionamento del cervello con particolare riferimento alle funzioni di ricordo e memoria.
DOMANDA: Questa scissione come va interpretata? Inoltre è ipotizzabile e corretto omologare un eventuale intelligenza meccanica ad un oggetto (il cervello) che ancora non si conosce a fondo? E corretto chiamare intelligenza artificiale l'algoritmo che sta dietro a Deep Blue (il super-programma di scacchi)?
Link e approfondimenti:
i 23 problemi di hilbert
home page di john mccarty
uno dei più interessanti link sul lavoro di turing
*EDIT: grazie a Delio mi accorgo che il team è di Losanna, sono svizzeri e questo è il loro link