| napoleonewilson ( @ 2005-05-18 19:11:00 |
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MIRROR CLIMBING

L'incredibile vicenda del pianista muto mi fornisce un'ottimo spunto per sviscerare alcune tematiche che mi frullano in testa da un pò di tempo.
Sul "Piano man" le ipotesi maggiormente accreditate sono due: la più verosimile è ovviamente quella che prevede una simulazione, una recita da parte di questo giovinastro in cerca d'asilo e pubblicità, un'escamotage per far parlare di sè etceterà etceterà.
La versione più romantica, dalla quale prendo fin d'ora le distanze (ma per la quale, ovviamente faccio il tifo) è quella che ci fa rivenire alla mente le immagini di Shine e che comunque ipotizza l'autismo del ragazzo capace di esprimersi solamente suonando il pianoforte, veicolo indiretto di comunicazione profonda, nobile e poetico al tempo stesso.
Prendo il La da questa prospettiva perchè da sempre mi affascinano e spronano le sfide vinte da uomini non alla pari con i propri simili; gente magari afflitta da traumi di varia natura (culturali, fisici, psichici) che trova comunque il MODO per...hum...sento puzza di campo minato. Rileggo e mi dico: ma in che cazzo di discorsi ti vai ad impantanare per tracciare isomorfismi? Tanto ti era chiaro fin dall'inizio che volevi parlare di matematica, di Idiot Savant et similia, idiota che non sei altro, per cui evita mirror climbing e attacca con gli argomenti che ti stanno più a cuore. Grazie cervello, ah e scusa...
GLI IDIOT SAVANTS
Il gruppo musicale : 'Gli Idiot Savant facevano dell'improvvisazione altamente sperimentale, suonando strumenti giocattolo, fiati ed elettronica.'. Assumo che sono dei fricchettoni. Forse bravi. Non mi riferivo a loro.
La scienza medica definisce Idiot Savant quella particolare casistica di persone, molto comune tra gli autistici, che in maniera innata ha la capacità di eseguire mentalmente e con velocità sbalorditiva calcoli matematici pressocchè impossibili senza l'ausilio o di una calcolatrice o di carta, penna, calamaio e tanta pazienza. Vuoi sapere in che giorno della settimana capiterà il tuo centoquindicimillesimo compleanno? Chiedi a loro e in un battibaleno otterrai la risposta esatta.
Senza scomodare Rain Man, l'esempio per eccellenza ce lo fornisce Johann Martin Dase che autistico non era.
Vissuto nella prima metà dell'800 e impiegato da diverse nazioni europee per effettuare calcoli matematici di natura scientifica, il signor Dase aveva un peculiare marchio di fabbrica: moltiplicare a mente due numeri di 100 cifre ciascuno o calcolare pi greco fino alla duecentesima approssimazione decimale.
Gauss (con il quale tra l'altro Dase collaborò) o Eulèr godevano fin da bambini di tali strabilianti capacità che col crescere si stabilizzarono e rientrarono "alla base" ma questa normalizzazione non impedì loro di diventare grandi matematici e tracciare le linee guida nel campo della teoria dei numeri (la funzione euleriana Φ(n) per "sapere" quanti numeri primi esistano minori di n) o della probabilità (la famosa distribuzione Gaussiana).
Ecco, Dase invece non scoprì proprio un cazzo. E' per questo che mi sta simpatico. Era un idiot savant.
In Italia, sempre sul finire dell'800, si registrarono le medesime capacità in un umile agricoltore siciliano: Vito Mangiamele. Davanti alla commissione dell'Accademia delle Scienze di Parigi calcolò in 30 secondi la radice cubica di 3'796'416. E poi se ne tornò ai pascoli...
SRININVASA RAMANUJAN
Nella mia fantasiosa rappresentazione Ramanujan gioca il ruolo di anello di congiunzione tra gli idiot savants e i matematici di professione.
Non voglio con ciò sminuire le sue ipotesi e i suoi risultati (che beninteso fanno di lui uno degli esponenti più sorprendenti della storia di questa disciplina) ciononostante lo ritengo uno degli esempi fondamentali di come si possa avvicinare e vivere la matematica sotto un'ottica "diversa" e avvincente A(che poi è lo scopo di questo post, unitamente a quell'auto-incitamento che mi aiuta ad affrontare le materie che per una vita ho rifuggito e che ora sto studiando).
Ad Erode, un paesino dell'India meridionale, l'India delle caste e della dominazione inglese, nasce nel 1887 Srininvasa Ramanujan. Infanzia normale, se normale può definirsi la povertà delle classi dell'epoca, percorso di studi normale e nella norma i risultati. Evita la matematica intesa come serio approfondimento e specializzazione fino a quando, neanche adolescente, gli capita per le mani un vecchio formulario conosciuto come "A Synopsis of Elementary Results in Pure and Applied Mathematics", di George Carr.
Questo fù l'incontro della sua vita, non una donna ma un libretto (e qui chiaramente fa una cazzata).
Sbrocca letteralmente e con la sua lavagnetta si mette a trovare risultati o a riscrivere teoremi che nel formulario erano presenti in termini desueti. Una tale dedizione fece si che venne più volte bocciato a scuola e gli impedì di fatto l'accesso alla specializzazione che avrebbe potuto facilmente ottenere sotto forma di borsa di studio per il college.
Rapportata ai primi risultati la cosa veramente eccezzionale era il suo approccio fantasioso e irruento ma non metodico, approccio che denotava una sensibilità estrema ed un'attrazione quasi infantile per quel giocattolo rappresentato dalla matematica.
Nel libro a lui dedicato "L'uomo che vide l'infinito" si narra che il giovane Srininvasa dopo essersi accorto che alcune relazioni trigonometriche da lui autonomamente individate erano già state scoperte due secoli prima nientepopodimenochè dal su citato Euler, a dir poco indispettito strappò i suoi quaderni e nascose i resti nella soffitta di casa.
Fortuna (o sfortuna) volle che alcuni suoi carteggi vennero presi in considerazione dal matematico inglese G.H.Hardy al quale un Ramanujan disperato e insoddisfatto si era rivolto epistolarmente. Un sasso lanciato in uno stagno.
Nel 1913 Srininvasa si reca in Inghilterra su invito di Hardy e con lui inizia una intensa collaborazione professionale. La sua attività, come Hardy racconta, non fu mai lineare ma spesso intuitiva: egli di sovente enunciava un risultato X che asseriva provenire direttamente dai sogni o da ispirazioni divine. Ed il mastice che corroborava tale rapporto era che questi risultati erano spesso SBAGLIATI!: la sua fallibilità rafforzava tali risultati piuttosto che screditarli.
Srininvasa poi muore anche. A soli 33 anni per una grave forma di tubercolosi.
Penso di aver brevemente riassunto il concetto. Sarò ancor più breve (veramente) per le conclusioni.
Questo signore sostiene una teoria piuttosto incoraggiante (almeno per me che prendo sempre tutto in maniera poco seria). Egli afferma che " che le straordinarie facoltà di queste persone, in realtà, sono presenti in tutti noi. La percezione degli stimoli passa attraverso i sensi sottoforma di singole informazioni, che vengono processate dal nostro cervello per diventare un concetto, un'idea. Dopo pochi mesi dalla nascita la nostra corteccia cerebrale inizia a funzionare e ad elaborare le sollecitazioni del mondo esterno: è attraverso questo meccanismo che iniziamo ad apprendere.
Tale coordinazione è assente negli autistici, nei bambini è molto lenta e comunque sempre incompleta. I singoli messaggi percepiti restano isolati, per cui queste persone focalizzano la loro attenzione su un unico aspetto dell'esperienza senza riuscire a coglierla nella sua completezza; afferrano solo dei dettagli, forse ad altri impercettibili, come se di una fotografia vedessero solo i pixel o di una canzone le singole note. I soggetti normali operano a livello inconscio, più o meno rapidamente, la stessa sottile scomposizione degli stimoli, ma il loro cervello ha imparato ad integrare i vari dati raccolti dall'esterno, in quanto singolarmente non avrebbero alcun senso: note isolate non hanno nessun significato se non ascoltando la melodia che compongono".
(il resto qui)
Non mi resta che buttare tutti i libri, tanto sono un genio.